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Libro degli Ospiti

di Gian Antonio Stella

Libro degli Ospiti

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27 Commenti

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    Wilber Fri, 5 Feb 2010

  2. Gentile Gian Antonio Stella, ho apprezzato moltissimo il suo libro. Non solo un libro duro come doveva essere, ma un libro onesto. Credo che sia stato necessario pubblicare in Italia un testo nel quale sostanzialmente si afferma che il nemico da combattere siamo sostanzialmente noi stessi e la nostra indole naturale nei confronti dell'altro. Inoltre vorrei ringraziarla perché questo suo libro mi sarà molto utile per il mio lavoro come membro italiano del gruppo di lavoro su "Diritti umani e Libertà religiosa" della Conferenza delle chiese europee (sostanzialmente protestanti e ortodossi). Utile perché dà un quadro generale molto lucido e utile perché fa venire voglia di approfondire diversi spunti e alcune questioni da lei affrontate. Un caro saluto, pastore Peter Ciaccio

    — pastore Peter Ciaccio Thu, 4 Feb 2010

  3. La bestia umana che è in noi La creazione del nemico. L’odio antico per l’altro da sé, la paura atavica del “barbaro”. Il razzismo è un male che sembra eterno "Avere un nemico è importante, non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo”. Sono parole di Umberto Eco, pronunciate durante una lezione all’Università di Bologna, che Gian Antonio Stella riprende nel suo ultimo libro Negri, Froci, Giudei & Co., L’eterna guerra contro l’altro per spiegare come l’avversione, l’odio, la paura per l’altro, il diverso, siano orribili e “necessarie” costanti nella storia umana. Siamo tutti “altro” rispetto a qualcuno; tutti diversi, per chi vuole appiccicare etichette sugli uomini, e ci va bene che la marcatura a fuoco è caduta in disuso. Ma mica da tanto. Nell’affresco dipinto da Stella, attraverso le pagine dense di un libro che non risparmia nessuna presunta, autocelebrata, “civiltà”, le reti oscure del medioevo con i suoi pregiudizi, le fobìe e le follie, si stendono ben oltre il secolo dei Lumi, scavalcano le epoche e le scoperte scientifiche. Restano pozze fetide di odio e disprezzo, tra popoli l’un contro l’altro armati, dalle antiche città greche, ai comuni italiani, dai Conquistadores che trattavano gli indios come scimmie ammaestrate, esibite a mo’ di trofei, alle stragi della guerra balcanica - appena quindici anni fa - in cui gli stupri etnici avevano lo scopo di annientare il nemico, l’altro da sé, nella sua stessa stirpe. L’altro da sé non può essere “uomo”; così gli ebrei sono “untermesch” per i nazisti, i negri “bestie fetide” per i Belgi predatori del Congo, gli zingari al di là di ogni possibile “riabilitazione”. E così via, dalle steppe dell’Asia alle tribù africane, dai barbari del Nord, all’invasione dei migranti, i popoli che si contendono spazio e risorse vivono, subiscono, si nutrono dell’odio e della paura, che si generano reciprocamente. O non sono piuttosto - odio e paura - alibi per altri interessi, per azzerare ogni possibile richiamo della coscienza e del senso morale? Se l’altro non è umano, non è “peccato” ridurlo in schiavitù; se è poco più di un animale, intriso di istinto e brama, diventa necessario proteggere la “civiltà” dalla sua orrenda influenza. Ma è anche lecito quindi riempire l’Africa di rifiuti tossici, come ieri depredarla dei suoi giovani più forti per il florido mercato delle “bestie umane”. Oggi come ieri, gli affari sono affari. Come sembra “corto” il tempo, brevi i secoli, oscena l’esperienza umana sul comune palco della Terra, quando le stesse logiche di prevaricazione e disprezzo si ripetono dalle guerre del Peloponneso alle invettive della Lega Nord, per tacer - ma Stella non ne tace - della tecnologia di internet abusata dal più nauseabondo, antico razzismo. Millenni passati invano. Memoria vuota e coscienza muta. Non basta lo “stupidario dei fanatici” - l’ultimo capitolo - a riportare il sorriso sulle labbra dei lettori di Stella. È troppo amara la considerazione che il razzismo, l’antisemitismo, l’omofobia, la xenofobia politica sono piante dalle radici profonde e capaci di dare frutti sempre diversi, sempre velenosi, di un veleno che uccide infliggendo un lancinante dolore all’altro, al diverso. Cioè: a noi stessi. Gian Antonio Stella, Negri, Froci, Giudei & Co., L’eterna guerra contro l’altro, Editore Rizzoli, pp. 331, euro 19,50 Ester Moscati Milano 1/02/10

    Ester Moscati Mon, 1 Feb 2010

  4. Gentile Dottor Stella,la ringrazio sia per il libro,che per l'incontro da lei tenuto a Villafranca di Verona.Incuriosito dal suo commento sul "Madagascar di Hitler",ho fatto una ricerca su internet e credo che il politicante da lei citato,intendesse il progetto che la Germania nazista voleva attuare col consenso dei francesi.La rimando al sito,peraltro da lei citato nel suo libro: http://www.olokaustos.org/archivio/sunti/madaga.htm La saluto cordialmente.

    — Marco Sun, 31 Jan 2010

  5. Grazie a Carlo, a Domenica, a Fabrizio (sperando che il libro serva ad aprire una discussione serena anche con la sua compagna) e a Francy. Grazie davvero, tanto più che non ricevo soltanto lettere di consenso o di amicizia ma anche lettere assai ostili. Quanto all'osservazione di Stefano, forse ha ragione lui quando dice che la citazione di Luciano di Samosata, con quelle sue fantasie sulle donne con gli zoccoli, si presta a qualche equivoco. Se è così mi dispiace. Sono andato tuttavia a rileggere quanto avevo scritto e non mi pare che la citazione sia inserita come un esempio di razzismo ma piuttosto come un ennesimo esempio di quanto la fantasia incidesse nell'immaginare gli “altri” che vivevano in paesi lontani lontani... In ogni caso grazie mille per la sottolinetura sulla premessa dell'autore. Davvero preziosa.

    — gian antonio stella Sun, 31 Jan 2010

  6. Grazie a Carlo, a Domenica, a Fabrizio (sperando che il libro serva ad aprire una discussione serena anche con la sua compagna) e a Francy. Grazie davvero, tanto più che non ricevo soltanto lettere di consenso o di amicizia ma anche lettere assai ostili. Quanto all'osservazione di Stefano, forse ha ragione lui quando dice che la citazione di Luciano di Samosata, con quelle sue fantasie sulle donne con gli zoccoli, si presta a qualche equivoco. Se è così mi dispiace. Sono andato tuttavia a rileggere quanto avevo scritto e non mi pare che la citazione sia inserita come un esempio di razzismo ma piuttosto come un ennesimo esempio di quanto la fantasia incidesse nell'immaginare gli “altri” che vivevano in paesi lontani lontani... In ogni caso grazie mille per la sottolinetura sulla premessa dell'autore. Davvero preziosa.

    — gian antonio stella Sun, 31 Jan 2010

  7. qualcosa non funziona nell'invio; mi scuso per aver mandato più volte lo stesso commento, ma ci tenevo a ringraziare!

    — Catia Tue, 26 Jan 2010

  8. Caro Stella, il suo ultimo libro sarà immediatamente inserito nella lista delle letture consigliate ai miei studenti (liceo scientifico), come già è avvenuto per "L'Orda", che più volte è stato scelto, presentato e commentato nelle mie classi. Conosco l'effetto deformante del pregiudizio sul dato di reltà; so che può addirittura alterarne la percezione: ma con il lavoro che faccio (e il temperamento che mi ritrovo) non posso certamente abbandonarmi alla resa di fronte al dilagare di gesti e parole che - quando al liceo ci andavo io - ritenevo abacronistiche sopravvivenze destinate ad una rapida sparizione. Il tempo della fiducia nella civiltà come destino è andato; il tempo della consapevolezza della civiltà come conquista fragile è arrivato fin troppo in fretta: grazie per l'aiuto che ha dato al mio lavoro. E al nostro Paese. Catia, Pescara

    — Catia Tue, 26 Jan 2010

  9. Caro Stella, il suo ultimo libro sarà immediatamente inserito nella lista delle letture consigliate ai miei studenti (liceo scientifico), come già è avvenuto per "L'Orda", che più volte è stato scelto, presentato e commentato nelle mie classi. Conosco l'effetto deformante del pregiudizio sul dato di reltà; so che può addirittura alterarne la percezione: ma con il lavoro che faccio (e il temperamento che mi ritrovo) non posso certamente abbandonarmi alla resa di fronte al dilagare di gesti e parole che - quando al liceo ci andavo io - ritenevo abacronistiche sopravvivenze destinate ad una rapida sparizione. Il tempo della fiducia nella civiltà come destino è andato; il tempo della consapevolezza della civiltà come conquista fragile è arrivato fin troppo in fretta: grazie per l'aiuto che ha dato al mio lavoro. E al nostro Paese. Catia, Pescara

    — Catia Tue, 26 Jan 2010

  10. Caro Stella, il suo libro entrerà immediatamente nella lista dei suggerimenti di lettura per i miei studenti (liceo), come già "L'Orda", che ogni anno è stato scelto almeno da un paio di ragazzi per la successiva presentazione alla classe, e che qualche volta ha generato una curiosità positiva anche in quelli che avevano scelto altri testi. Conosco la capacità del pregiudizio di restarsene tetragono anche di fronte al dato di realtà; ne conosco l'effetto deformante sullo stesso dato di realtà, ma il lavoro che faccio e l'indole che mi ritrovo mi impediscono la resa alla ricomparsa di parole e azioni che quand'ero io al liceo credevo destinate all'estinzione. La dura lezione della civiltà come contina conquista e non come destino è arrivata, arriva ogni giorno: la ringrazio per avermi (per averci) offerto uno strumento prezioso per provare a farla arrivare anche ai miei interlocutori quotidiani. Catia Di Girolamo, Pescara

    — Catia Di Girolamo Tue, 26 Jan 2010

  11. Buona sera, complimenti davvero per la sua ultima fatica, un saggio interessante, scorrevole e per nulla edulcorato. Vorrei tuttavia sottolineare quella che mi sembra un imprecisione: a pagina 86, nel parlare della paura del diverso, cita "La storia vera" di Luciano come antico esempio di razzismo, quando si tratta piuttosto del più antico esempio di romanzo di fantascienza; l'autore stesso, nel proemio, sostiene che l'unica verità della vicenda, sia la sua falsità, dicendo:" Scrivo dunque di cose che non ho vedute, né ho sapute da altri, che non sono, e non potrebbero mai essere: e però i lettori non ne debbono credere niente". La "Storia" parla ad esempio di battaglie a colpi di sedano fra i Seleniti, gli abitanti della luna. A questo punto, anche i "Viaggi di Gulliver" di Jonathan Swift potrebbe essere interpretata come un'opera razzista, mentre condivide con la Ἀληθῆ διηγήματα l'intento parodico, nel primo caso rispetto al proliferare di romanzi d'avventura nel XVIII secolo, nel secondo, rispetto allo stile di poeti e filosofi contemporanei del retore siriano. Con stima. Stefano

    — Stetteo Thu, 21 Jan 2010

  12. Bello...bello...bello.grazie Francy

    — Francy Mon, 18 Jan 2010

  13. Ciao Gian Antonio, ormai ci siamo abituati a darci del tu qui su internet e nei blog, altrimenti farei un bell'inchino di deferenza in stile asiatico. Sono capitato qui dopo aver ascoltato una tua intervista oggi a Radio 24 che parlava di questo libro e mi sono già informato su questo sito, prima di scriverti. Ti ringrazio per il libro che acquisterò questa settimana entrante in due copie, da regalare a mia mamma, donna di sinistra e di tradizione socialista da 3 generazioni (socialista alla Nenni e Pertini, non alla Craxi e De Michelis, sia chiaro), e alla mia compagna, donna di destra che spero riesca a smettere di dire cose brutte nei confronti degli extracomunitari. Grazie per il tuo libro!!! Fabrizio - Modena

    — Fabrizio Sat, 9 Jan 2010

  14. Ciao Gian Antonio, ormai ci siamo abituati a darci del tu qui su internet e nei blog, altrimenti farei un bell'inchino di deferenza in stile asiatico. Sono capitato qui dopo aver ascoltato una tua intervista oggi a Radio 24 che parlava di questo libro e mi sono già informato su questo sito, prima di scriverti. Ti ringrazio per il libro che acquisterò questa settimana entrante in due copie, da regalare a mia mamma, donna di sinistra e di tradizione socialista da 3 generazioni (socialista alla Nenni e Pertini, non alla Craxi e De Michelis, sia chiaro), e alla mia compagna, donna di destra che spero riesca a smettere di dire cose brutte nei confronti degli extracomunitari. Grazie per il tuo libro!!! Fabrizio - Modena

    — Fabrizio Sat, 9 Jan 2010

  15. Per natale mi sono regalata il tuo libro. Lo trovo molto interessante e poco "tenero". Complimenti, un abbraccio da Genova, Domenica C.

    — Domenica Mon, 28 Dec 2009

  16. Grazie per aver scritto questo libro.

    — Carlo Gardoni Wed, 23 Dec 2009

  17. A Matilda: tutto potevo immaginare, meno che «Negri, froci, giudei & co.» potesse essere spacciato per un libro «tenero». Scommettiamo? Non l’ha letto affatto e si rifà a quanto le pare di avere orecchiato alla televisione. In realtà la mia posizione è nettissima: massima durezza sulla criminalità, massima attenzione ai problemi della sicurezza e anche della «percezione dell’insicurezza» sulla quale non mi sognerei mai di ironizzare, nessuno sconto «buonista» a chi viola la legge. Ma non accetterò mai che i neri vengano bollati come Bingo Bongo, i rom come «geneticamente ladri» o i rumeni come «figli di Dracula». Mai. Quanto alla tesi che, tra razzisti e anti-razzisti si possa essere «a-razzisti» mi pare un segno sconfortante di confusione. Esattamente come non si può essere a-nazisti. O si sta con le SS o si sta contro.

    — Gian Antonio Stella Sun, 20 Dec 2009

  18. Caro autore, con tutto rispetto, ma il suo libro è una tenerezza infinita, la realtà è molto più cruda e amara. Per combinazione ho sentito a mezzogiorno la sua intervista su RMC dove lei ci descriveva(e anche riportava la percentuale)del contributo dei lavoratori stranieri nella ricchezza nazionale. Ha dimenticato però a raccontarci quanto costano ai comuni cittadini i figli dei nuovi arrivati, specialmente i loro carcerati. A proposito, Lei sa che la paura, di cui parla nelle prime pagine, va vissuta diversamente da un uomo rispetto una donna? Lei sa cosa vuol dire sentire salire adrenalina dalla paura? Adesso arrivo al dunque. La violenza sulle donne a sfondo razzista era l'ordine del giorno ma ... durante la GUERRA. la mia mamma ha subito razzismo in un altro paese, ma durante la guerra. Attualmente, io sto subendo razzismo in tute le sue manifestazioni. Non sono ne ebrea ne di colore, ma appartengo alla minoranza etnica. E da chi sto subendo? -Dagli ospiti del vostro(mi perdoni, nostro) paese dai suoi gloriosi rapprasentanti- figli di Dracula. Dopo aver aqcuistato il suo libro, dove speravo di trovare un po' di sostegno morale, sono stata inseguita da uno di questi benedetti figli. Da più di due anni sono molestata da un gruppo dei romeni, le persone cosi dette per bene che lavorano, minaciata di morte. Non c'è nessuno che mi possa aiutare: ne avvocato, ne sindaco,ne carabinieri; c'è un muro davanti. Siamo in Lombardia, parliamo di razzismo, la parola giusta però è ILLEGALITA'. Vorrebbe sapere cosa ha provato la signora Regiani prima di morire? Ovviamente è bello parlare dell'amicizia tra i popoli, però dimentihiamo solo che ogni popolo si trova nella propria fase di sviluppo e questo sviluppo bisogna rispettare, e ciò è : non far entrare questi popoli in massa, perche in passato questo si chiamava le azioni militari a scopo di conquista del territorio altrui, orde, appunto con tanto delle violenze sulle donne. Non si tratta di nessun razzismo, semplicemente bisogna amare il luogo dove vivi e rispettare quelli che ci sono nati. Con amarezza, Matilda.

    — Matilda Mon, 14 Dec 2009

  19. Caro Gian Antonio Stella, grazie delle citazioni dal mio libro "Odori". A proposito della "puzza dell'altro", vorrei segnalare i risultati di una recente indagine sull'intolleranza in Europa, presa con le pinzette e chiamata tappandosi il naso "Group-focused Enmity" (GFE) inimicizia diretta ai gruppi. Si tratta di una ricerca europea sul pregiudizio, il razzismo e la discriminazione guidata dall'Università di Bielefeld in Germania (http://www.amadeu-antonio-stiftung.de/w/files/pdfs/gfepressrelease_english.pdf), di cui i giornali italiani non hanno ancora parlato, ma che circola in rete. Otto paesi sono stati selezionati per lo studio: Gran Bretagna, Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia, Portogallo, Polonia e Ungheria. I paesi scelti riguardano sia i vecchi che i nuovi Stati membri dell'UE, con politiche di integrazione, storia di immigrazione e tasso di immigrazione, nonché livelli di prosperità diversi. Dentro vi è di tutto, dal timore economico per gli immigrati all'"antisemitismo", all'omofobia e all'"islamofobia", come si dice aggregando i differenti "gruppi-obiettivo" e, in maniera talvolta ideologica, temi diversi. Secondo i risultati dello studio il 50 per cento degli Europei ritiene che vi sono troppi immigrati che vivono nel loro paese e il 43 per cento ha respinto l'idea di dare uguali diritti agli omosessuali.Il 54 per cento degli Europei ritiene a ragione o a torto che l'islam sia "una religione intollerante", in Germania il 53 per cento. Gli autori ritengono che i pregiudizi emergono in maniera particolarmente virulenta soprattutto se le persone vedono la loro situazione economica e i loro valori minacciati da una minoranza. Nel complesso i risultati sono davvero inquietanti: quasi la metà degli Europei hanno pregiudizi contro gli immigrati, gruppi religiosi o le minoranze etnico-culturali, le donne, gli omosessuali, le persone senza fissa dimora e i disabili. Insomma, pare proprio che la guerra incestuosa contro l'altro continui, eternizzando il transitorio e rendendo mefitica l'aria del pianeta in bilico perlomeno fin dai tempi degli Assiro san-babilonesi, se non di Caino e Abele... In ogni caso, speriamo che soffi il vento, un venticello gentile. Grazie della simpatia, un saluto cordiale Gianni De Martino

    Gianni De Martino Wed, 9 Dec 2009

  20. Rispondo a Flora. L'anti-razzismo di cui parlo è quello di cui ho fatto degli esempi nel precedente post. E' stato proposto di convocare in Nazionale Balotelli in quanto nero. Non è questo un atteggiamento speculare a chi dice che Balotelli NON dovrebbe essere convocato proprio perchè nero? Balotelli deve essere convocato SOLO se se lo merita in virtù delle proprie qualità calcistiche. Non ci possono entrare questioni razziali, nè in negativo nè in positivo. Due facce della stessa medaglia : razzismo e antirazzismo. In medio stat virtus, come si suol dire. Credo che la cosa migliore sia quella di essere a-razzisti, se mi è concesso il neologismo. Ovverosia giudicare le persone indifferentemente dalla loro etnia. Giudicarle solo per il valore della loro persona. Come diceva anche MLK. Evitare quindi di stare sempre a specificare l'appartenenza etnica delle persone, come se dovesse significare qualcosa. Il fatto di essere nero, bianco, pakistano o turkmeno non dovrebbe contare minimamente nel giudicare gli esseri umani. Nè in negativo (come fanno i razzisti) nè in positivo (come fanno gli anti-razzisti fanatici). Riguardo ai cori su Balotelli : a me sembrava che il coro sui saltelli fosse stato l'unico, nel corso del match, senza altri cori, ma potrei sbagliarmi. Se fosse così, comunque è evidente che NON E' UN CORO RAZZISTA. Augurare la morte a un calciatore di per sè, per quanto scorretto, è cosa comune negli stadi. Cioè, se fanno un coro "Se fai i botti muore Francesco Totti" è forse meno grave, perchè Totti è bianco? No, dovrebbe essere uguale. E questo secondo me un altro problema : la campagna attuale contro il razzismo è RAZZISTA in sè, perchè fa discriminazioni di fatto sulle etnie che vengono offese. Mi sbaglio? Forse. Ma mi basterà fare questo esempio : dire "negro di merda" e dire "italiano spaghetto mafioso" o "crucco di merda" dovrebbe essere la stessa identica cosa, se fossimo in un mondo normale. Ma sappiamo benissimo che non è così. La prima espressione è considerata un'offesa intollerabile, un crimine vero e proprio. Le seconde due sono considerate poco più che una goliardata.

    — Sergio Fri, 4 Dec 2009

  21. Due o tre punti. A Sergio, che si preoccupa che possa farsi spazio un anti-razzismo fanatico, dico che, sinceramente, temo di più la caduta di un meteorite sul mio albero di prugne. Non mi pare proprio che l'aria sia quella. I cori "Se saltelli muore Balotelli" non c'entrano col razzismo? Dipende dal contesto: in mezzo a tutti gli altri cori dichiaratamente razzisti, secondo me lo sono anche quelli. Così come è determinante il contesto per capire il giusto risalto dato alla vittoria di Obama, solo tre anni fa impensabile. Quanto agli scivoloni dei giornali, compreso il mio, sui temi del razzismo e della tolleranza, Lorenzo ha ragione: il problema esiste. E va al di là della differenza di "stile" nel trattare l'argomento. In realtà credo che, su certi punti, purtroppo, non ci sia ancora la piena consapevolezza della gravità della situazione. Ma chissà che un po' alla volta... Quanto agli altri giornali, ognuno si assuma le sue responsabilità. A Rossana che devo dire? Grazie. Grazie davvero.

    — Gian Antonio Stella Fri, 4 Dec 2009

  22. Rispondo a sergio: perchè ti ostini a non chiamare razzismo quello che palesemente lo è? non so cosa sia l'anti-razzismo fanatico di cui parli. Non l'ho mai incontrato. Finora quello che ho incontrato e sperimentato è stato invece il razzismo subdolo e talora inconsapevole dell'italiano medio che si rifiuta di chiamare le cose con il loro nome. come l'alcolismo il razzismo, per combatterlo bisogna prima ammettere di esserne affetti...

    flora Thu, 3 Dec 2009

  23. Gentile sig. Stella quando ho saputo della pubblicazione del suo libro ho sperato che riuscisse a trattare il tema nel modo più giusto vista reputazione di cui gode tra i lettori e vista la sua capacità di raggiungerne molti di più di quanto non possano fare altri. Non ho motivo di dubitare della qualità del suo lavoro e spero di riuscire a leggere presto "Negri, froci, giudei & co". Le scrivo invece perché ho molti motivi di dubitare del modo di lavorare di alcuni suoi colleghi che lavorano per lo stesso giornale per cui lavora lei e per altri "insospettabili" quotidiani a tiratura nazionale. Non so se è un tema che ha affrontato nel suo libro, ma la cosa che vorrei chiederle è come sia possibile che sullo stesso giornale su cui scrive lei, solo pochi mesi fa, a seguito del caso dello "stupro della Caffarella", si sia scritto in più articoli che dal DNA rinvenuto sul luogo del delitto si sarebbe potuta individuare la nazionalità del soggetto sospetto? Più in generale mi stupisce che non ci sia alcun codice deontologico o che se c'è venga totalmente ignorato dalla maggior parte dei suoi colleghi. Mi riferisco per esempio all'usanza di indicare sempre nei casi di cronaca la nazionalità dei protagonisti anche quando non è rilevante. Almeno che non si voglia insinuare che ci sia un nesso tra la nazionalità del soggetto e l'azione criminale commessa. Mi chiedo: ne parlate tra colleghi? C'è un dibattito interno alle redazioni su questo tema? Lei se legge sul Corriere un articolo anche solo "sbadatamente razzista" ne parla con l'autore in questione? C'è un qualche tipo di autocorrezione in corsa? Glielo chiedo perché credo che se questo tipo di autocontrollo non esiste in giornali come il Corriere o Repubblica che parlano alle persone "moderate" non posso certo pretendere che esista al Giornale, dove ci si riferisce a degli industriali giapponesi con l'appellativo di musi gialli, o alla Padania dove si stappa lo spumante quando affondano i barconi. E glielo chiedo perché avete la possibilità e quindi anche la responsabilità di far capire cos'è il razzismo anche a persone che lo sono senza sapere di esserlo o senza volerlo essere. O anche a chi non riesce a capire che un'offesa è razzista anche in funzione di chi è la vittima e non solo perché offende. La ringrazio per lo spazio concesso a me e agli altri lettori e mi scuso se mi sono dilungato un po', ma è un tema che mi appassiona. Un saluto

    Lorenzo Thu, 3 Dec 2009

  24. Carissimo Gian Antonio Stella, non posso che ringraziarLa ( mi verrebbe da dire ringraziarti)per i regali che ci offri. Particolarmente preziosi in qesti tempi orribili. In quanto ebrea - mi spiace, non sono anche negra e frocia - ti abbraccio. Rossana Luzzatto

    — rossana Tue, 1 Dec 2009

  25. Salve sig. Stella, ho letto i suoi precedenti libri e li ho apprezzati molto, mi accingerò a fare lo stesso con questo. Non potendolo ancora commentare, parlo per quello che ho letto dalle presentazioni. Le chiedo, non le pare che al giorno d'oggi, oltre a combattere giustamente il razzismo, si debba anche fare attenzione a non scadere nell'opposto estremismo, l'anti-razzismo fanatico? Mi spiego meglio : c'è oggi una larga parte dell'opinione pubblica, specie a sinistra ma non solo, che tende a giustificare e ad esaltare persone di colore o di diverse etnie, non per particolari meriti, ma in quanto tali. Siamo forse arrivati all'estremismo opposto? Siamo passati dal considerare ad esempio i neri da schiavi a persone migliori di noi? Io credo che faremo bene a rievocare le parole di Martin Luther King, che sosteneva che le persone andavano giudicate per il valore della loro persona, e non per il colore della loro pelle. Ecco, credo che quelle parole intendano una cosa chiara : il colore della tua pelle non conta, nè in negativo nè in positivo. Possibile che non riusciamo a trovare il giusto equilibrio? A me sembra che stiamo passando da un estremo all'altro. Mi preoccupano ad esempio certe deliranti dichiarazioni della fondazione "Farefuturo" che sosteneva la necessità di chiamare immediatamente in Nazionale Balotelli : la motivazione però non era la bravura, ma proprio il colore della pelle. Siamo arrivati a questo? Un calciatore deve essere convocato non per talento, ma per il fatto di essere nero? Mi sembra come la vecchia storia delle quote rosa : cariche ottenute solo perchè donne, e non per merito. Una follia. Ancora più folle la dichiarazione grottesca di Franceschini, che prima delle primarie disse di candidare come suo vice Touadì, con la motivazione che era nero. Non perchè era bravo, perchè era nero. Certe cose mi lasciano basito. Che poi diciamolo, il razzismo non vale per tutti allo stesso modo. Offendere i neri è considerato (giustamene) intollerabile, ma ad esempio, nessuno si scandalizza se qualcuno chiama i tedeschi "crucchi" o "mangiacrauti". Due pesi e due misure insomma. A me pare che oggi oltretutto si tende a vedere razzismo un pò ovunque, e questa cosa puzza lontano un miglio di opportunismo politico. Viene citato il coro "Se saltelli muore Balotelli" che può essere molto offensivo, ma non ha nessuna connotazione razzista. Se facessero un coro simile ad un giocatore bianco, si parlerebbe di razzismo? Ovviamente no, e gli stadi sono pieni di cori di simile tenore contro giocatori non di colore. Li nessuno si lamenta. Forse augurare la morte ad un giocatore bianco e meno grave rispetto ad uno nero? Sempre li siamo, due pesi e due misure. Io personalmente credo che bisognerebbe un pò rinsavire tutti quanti, e rendersi conto di una cosa : SIAMO TUTTI UGUALI. Non ci possono, non ci devono essere differenze di trattamento fra le diverse etnie. Un'offesa non può essere più grave se riferita ad un nero piuttosto che a un bianco. Un criminale nero è criminale sempre e comunque. Un criminale bianco è criminale sempre e comunque. E vale anche per questioni di merito. Su Obama è stata fatta un'agiografia incredibile, solo perchè era nero. Nessuno che ne avesse sottolineato le reali capacità come presidente. Io credo, e non penso di sbagliarmi, che se fosse stato bianco, avrebbe avuto neanche la metà delle manifestazioni di giubilo che ha avuto dal mondo al momento della sua vittoria. Ecco, io credo che il principio di UGUAGLIANZA, oggi come non mai, debba essere ristabilito con forza. Per evitare pericolose derive razziste, e anche anti-razziste.

    — Sergio Tue, 1 Dec 2009

  26. Il Italia il razzismo esiste solo nella mente dei giornalisti.

    — Roberto Tue, 1 Dec 2009

  27. Buon giorno a tutti. Questo è uno spazio aperto ai contibuti di chi ha qualcosa da dire, da commentare, da criticare. Sia chiaro da subito: niente insulti. L'aria è già abbastanza impestata di odio per aggiungerne dell'altro, fosse pure in dosi omeopatiche. Non posso promettere, purtroppo, che sarò puntualissimo nelle risposte. Ci sono giorni in cui non riesco a respirare. Ci proverò, però. Ci proverò sul serio. Così come cercherò di mettere a disposizione più materiale possibile. Un po' alla volta, si capisce. Ma vorrei fornire studi, statistiche, articoli, indirizzi utili... Eccoci qua. La parola a voi

    — Gian Antonio Stella Fri, 27 Nov 2009